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Giovanni Verga - Riassunto e Analisi della novella Libertà


GIOVANNI VERGA - LIBERTA'

In questo appunto troverai il riassunto della novella di Giovanni Verga, Libertà. Per avere maggiori informazioni sull'autore, puoi consultare questo link.

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LIBERTA' - RIASSUNTO

Garibaldi era da poco giunto a Marsala suscitando un grande entusiasmo negli abitanti siciliani. La vicenda si svolge a Bronte dove, un sabato mattina, i contadini per festeggiare l'arrivo del loro "liberatore" appesero un tricolore al campanile dando inizio ad una feroce rivolta. Stanchi dell'oppressione dei Borboni, uccisero dapprima il sacerdote poi passarono al barone, alla baronessa ed ai suoi figli. A cadere furono poi i mazzieri, il reverendo, e il figlio del notaio. Proprio lui, Neddu, fu ucciso nel modo più truce: ferito, chiese di essere graziato. Nonostante tutto un boscaiolo gli inferse il colpo mortale giustificandosi così:  "Tanto sarebbe stato un notaio, succhiasangue anche lui!".

Il giorno successivo, placata l'ira dei cittadini, si pensò a come dividere le terre. Mancando di periti in grado di misurare la grandezza dei lotti di terreno e notai per registrare la proprietà, la situazione era tesa perché non si sapeva come procedere.

Alcuni, giunta la notizia che il generale Nino Bixio stava venendo per riportare l'ordine, decisero di scappare. Si rivelò la scelta migliore dal momento che il giorno dopo furono fucilati dallo stesso generale alcuni rivoltosi. Arrivarono a breve anche i giudici che, una volta interrogati i rivoltosi, li portarono a Catania per un processo.
Nel piccolo paese alle pendici dell'Etna tutto ritornò come prima: i ricchi superstiti rientrarono in possesso delle loro terre ed i poveri vi lavoravano per potersi guadagnare da vivere. 

Il processo, presieduto da una giuria di nobili, durò per molto tempo. Nell’aula del tribunale i cappelli confabulavano ritenendosi fortunati a non trovarsi a Bronte quel tragico sabato. Dichiarati colpevoli ad uno ad uno, i condannati cercarono di convincere i giudici a lasciarli in pace: la perdita delle terre tanto ambite era stata una punizione fin troppo pesante. Strazianti le parole di un contadino che, con l'arrivo dei garibaldini, aveva sognato la libertà. Una libertà però sfumata. Di sicuro c'era ormai solo la morte per fucilazione.



LIBERTA' - ANALISI

I PERSONAGGI DELLA NOVELLA LIBERTA':

Il protagonista di Libertà è il popolo di Bronte inteso come la massa, tutte quelle persone che hanno partecipato alla rivolta. Quest'evento storico che Verga narra nella sua novella è ricordato come "I fatti di Bronte", ed è una reazione del popolo siciliano all'inganno garibaldino. In questa novella il popolo è una massa inferocita spinta a compiere azioni atroci sull'onda dell'entusiasmo per una possibile liberazione. Il popolo di Bronte verghiano è simile per certi aspetti a quello milanese manzoniano durante la rivolta del pane, entrambi accomunati da una opprimente condizione  che trova come unico sfogo la rivolta armata. 

Personaggi secondari
  • Neddu, il figlio del notaio.
  • Don Paolo.
  • Don Antonio.
  • La baronessa.
  • I figli della baronessa.
  • Nino Bixio.
  • I luoghi

I LUOGHI E IL TEMPO NELLA NOVELLA LIBERTA':

Verga fa riferimento ad uno luogo specifico, ovvero il paese di Bronte in cui si svolgono i fatti di Libertà, e a una città (nella realtà Catania) in cui si svolge il processo ai rivoltosi.

La novella copre nella prima parte un arco di tempo di circa tre giorni, mentre è indefinito il tempo in cui si svolge il processo. Verga lo definisce "molto lungo". Il contesto storico in cui si svolge la novella è quello dei fatti di Bronte, nel 1860, che furono duramente repressi dalle truppe capeggiate da Nino Bixio, che fu definito dai contadini "La Belva".  

COMMENTO E ANALISI CRITICA DI LIBERTA':

Il tema principale dell'intera novella è, ovviamente, quello della libertà. Una parola che assume due interpretazioni distinte: i contadini la vedevano come una distribuzione delle terre in modo da poter mettere la parola fine alla carenza di cibo, i garibaldini invece la intendevano come libertà morale e personale. Anche per loro era sinonimo di libertà dal governo Borbonico, ma il significato era meno pragmatico e più idealista. 

Secondo lo scrittore Leonardo Sciascia, nella novella verghiana Libertà il tema della strage venne ripreso in chiave apologetica per Bixio e i garibaldini, e di accentuazione delle responsabilità dei rivoltosi: l'omissione della presenza storica dell'avvocato Radice, e soprattutto la trasformazione letteraria del "pazzo del paese" (tra i condannati a morte di Bixio) in "nano", per attenuare la gravità della condanna capitale di un innocente per giunta non in pieno possesso delle sue facoltà mentali. 



LIBERTA' - LA STORIA: I FATTI DI BRONTE





Libertà è ispirata ai fatti di Bronte, una triste storia del Risorgimento Italiano, avvenuti a nell'omonimo paese nell'Agosto del 1860 in seguito all'arrivo di Garibaldi in Sicilia. Con il suo sbarco si erano infatti accese numerose speranze soprattutto tra il ceto borghese e le classi meno abbienti. Questa voglia di "rivincita" insieme ad altre concause portò allo scoppio della rivolta durante la quale la città fu messa a ferro e fuoco. Le vittime dei disordini nella cittadina siciliana furono 16. Il processo sommario che ne seguì, portò alla morte per fucilazione di 5 rivoltosi.

L'invio di Nino Bixio atto a riportare l'ordine pubblico, serviva anche, come suggerito da diversi studiosi, per proteggere gli interessi commerciali e terrieri dell'Inghilterra (Bronte apparteneva agli eredi di Nelson) che aveva favorito lo sbarco dei Mille.

Il processo che ne seguì duro poche ore e vennero accusati come responsabili della sommossa cinque persone, tra le quali Nicolò Lombardo e Nunzio Ciraldo Fraiunco, che vennero tutte fucilate. Successive ricostruzioni fecero emergere l'assoluta estraneità ai fatti per Lombardo e la non capacità di intendere e di volere di Fraiunco, considerato il "matto del villaggio".  

Sui fatti di Bronte è stato tratto un film: "Bronte, cronache di un massacro che i libri di storia non hanno mai raccontato" di Florestano Vancini (1972).



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