Cesare Pavese
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- Categoria: Autori di prosa e teatro del novecento
- Pubblicato Domenica, 24 Aprile 2011 22:57
- Scritto da François Burgay
In questa unità
- 1 La vita di Cesare Pavese
- 2 La poetica di Cesare Pavese
- 3 I temi
- 4 La casa in collina
- 5 La luna e i falò
- 6 Lo stile
CESARE PAVESE - VITA
- Rapporto con il mondo contadino delle Langhe
- Antifascimo (legami con Ginzburg, Bobbio, Mila, confino in Calabria)
- Attività culturale (rivista “La cultura”, collaborazione alla Einaudi)
- Interesse per gli scrittori americani (antologia Americana con Vittorini)
- Interessi non solo letterari (etnologia, psicanalisi)
- Desiderio di impegno politico (influsso della cultura gobettiana)
- Senso di fallimento e di esclusione. Angoscia esistenziale: suicidio = vizio assurdo. “Tentativo di colmare deficit psichico con una serie di costruzioni velleitarie” (Gianola)
LA POETICA DI CESARE PAVESE
Nella sua originalissima elaborazione poetica antistorica e irrazionalistica confluiscono suggestioni derivanti dalla letteratura americana (mito di un paese selvaggio e libero, tema del giovane vagabondo, tema della fuga e del ritorno), dalla psicanalisi junghiana (l’inconscio collettivo come serbatoio di immagini primordiali, gli archetipi), dalla ricerca etnologica (attenzione alla cultura popolare).
I TEMI
Mitologia personale incentrata su alcuni archetipi: città vs campagna, donna vs uomo; solitudine vs impegno; infanzia vs età adulta. I miti sono “universi fantastici” radicati nell’inconscio e risalenti all’infanzia e ai suoi “luoghi unici” assolutizzati nel ricordo e trasfigurati in simboli esistenziali. La tessa in particolare è l’archetipo primordiale, fonte di vita, ma anche di morte, luogo ferino dei sensi e del sangue (dionisiaco). La cultura, separando l’uomo dalla natura, lo ha salvato dall’orrido introducendolo nel mondo dei logos e della coscienza (apollineo).
La campagna, oltre che luogo dell’orrido e del dionisiaco, assume anche un’altra valenza: è l’archetipo materno, il gran ventre della regressione contrapposta allo spazio cittadino, contrassegnato dalla solitudine, dall’alienazione, dalla sopraffazione, ma anche dalla maturità.
LA CASA IN COLLINA
La collina, lungi dall’essere spazio innocente e protettivo, è contaminata dalla morte della lotta civile. Il romanzo intensamente autobiografico, trascrive il problematicismo esistenziale di Pavese, l’inettitudine di chi non sa gettarsi nella mischia perché non riesce a credere fino in fondo alle ragioni ideali della guerra. Si disegna nel racconto un senso profondo di nichilismo: si ripete nella guerra la distruzione che “è l’eterna qualità selvaggia dell’essere” (Guiducci)
LA LUNA E I FALO'
Al centro del romanzo c’è il fallimento dell’archetipo del ritorno e l’irruzione dell’orrore storico nel tessuto simbolico dell’infanzia. Ai falò che rischiaravano, durante l’infanzia del protagonista, le notti delle feste paesane, si sono sostituiti i tragici incendi della guerra e della follia.
Per un approfondimento del libro rimandiamo a questo link
LO STILE
La narrazione, disossata degli aspetti romanzeschi, si concentra su pochi temi reiterati secondo la poetica simbolista che caratterizza l’arte di Pavese. “Lo stile novecentesco è un perenne farsi di vita interiore” (Pavese)


