Giovanni Verga


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INTRODUZIONE

Giovanni Verga è un Verista, non un Naturalista. Questa è già la prima distinzione che occorre fare prima ancora di introdurre le ideologie del padre di questo nuovo stile di scrittura. In effetti nel Naturalismo di Zola, tanto per intenderci, la scientificità trasforma la narrazione in un esperimento per dimostrare tesi scientifiche. Nel Verismo, al contrario, la scientificità è da ricercarsi nella forma (il metodo con cui l’artista crea le sue figure) e nell’impersonalità. L’impersonalità. Proprio questa caratteristica è tipica delle opere di Verga. Il racconto deve infatti rappresentare i fatti nella loro cruda realtà. Inoltre il lettore deve essere messo faccia a faccia con i fatti narrati in modo tale che essi siano visti senza “la lente dello scrittore”.

Il narratore quindi si eclissa, non interviene assolutamente nella narrazione, non spiega, non descrive i personaggi… Così facendo il lettore è come se fosse posto dinnanzi alla realtà ed è come se assistesse ai fatti così come avvengono (senza nessun intervento dall’esterno).

All’impersonalità si affianca quindi un altro concetto molto importante: l’eclissi totale dell’autore (leggendo non ci si accorge della sua presenza).

Occorre però vedere come Verga attui questi principi.

LE TECNICHE NARRATIVE

I principi del Verismo, anticipati poco prima, vengono adottati dallo scrittore dal 1878 in poi (tanto per intenderci Rosso Malpelo è la prima novella Verista).

Ecco quindi questi principi resi in forma schematica per facilitarne lo studio:

* Scompare la figura del narratore onnisciente. La voce narrante si colloca sullo stesso piano dei fatti narrati.

* L’autore racconta i fatti utilizzando il linguaggio dei suoi personaggi, il loro modo di pensare e di sentire.

* I mondi rappresentati e i linguaggi utilizzati sono assai diversi da quelli della borghesia.

* Il narratore della storia dà poche informazioni sulla psiche e sul fisico dei personaggi e si limita a descrivere con pochi aggettivi gli ambienti in cui vivono. E’ come se il narratore si rivolgesse ad un pubblico appartenente a quell’ambiente

* Anche il modo di pensare del narratore è assai diverso da quello di Verga. E’ infatti costituito di superstizioni; è rozzo e elementare. La lingua è ricca di parole in dialetto e detti popolari. Verga li scrive in corsivo proprio per marcare ancor di più la sua eclissi

* La lingua utilizzata da Verga è l’italiano

L'IDEOLOGIA VERGHIANA

Verga non ha il diritto di giudicare la materia che scrive (da qui l’impersonalità). Prima però di analizzare questa affermazione, introduciamo il pessimismo di Verga.

Pessimismo di Verga = nella società si assiste ad una continua lotta per la vita dove il più debole viene sopraffatto molto facilmente dal più forte. La generosità e l’altruismo non trovano spazio in questa idea. Gli ideali stridono in una società pragmatica in cui l’unico obiettivo è la sopravvivenza (Darwinismo sociale).

Questa è una legge naturale valida per tutti (uomini, animali, vegetali…). E’ sempre esistita e sempre esisterà. Verga esclude ogni consolazione religiosa: è ateo.

A questo punto possiamo rispondere al quesito per cui Verga non ha diritto di giudicare. Egli non giudica perché sarebbe inutile in quanto la realtà dei fatti non può essere cambiata.

Lo scopo dello scrittore è quello di rappresentare la realtà per poterla poi studiare.

Da qui si comprende anche il conservatorismo di Verga che considera fantasie infantili le idee socialiste e democratiche.

Nelle opere di Verga non si ritrova il concetto di populismo (= pietà nei confronti dei più umili). Questa mancanza è volontariamente resa da Verga con la cosiddetta regressione dell’autore che si pone sullo stesso livello dei personaggi rappresentati.

In Verga non vi è nessuna mitizzazione e idealizzazione del mondo rurale (come invece veniva rappresentato nelle poesie Bucoliche). Anzi, la campagna è governata dalle stesse leggi del mondo moderno: leggi economiche ed egoismo in primis. Verga è infatti ostile ad ogni forma di progresso.

LO SVOLGIMENTO DELL'OPERA VERGHIANA

Verga è influenzato sia dai classici francesi (Dumas e Sue), ma anche dai romanzi storici puramente romantici. In questi anni Verga denuncia la progressiva tendenza capitalista tesa a conquistare l’arte, facendola diventare soltanto una merce (da qui poi partirà la polemica dell’avanguardia, alla ricerca di nuove forme di comunicazione quali il cinema, la fotografia e la grafica).


L'APPRODO AL VERISMO

1878 – Rosso Malpelo. Non si tratta di una vera e propria “conversione”, in quanto Verga nei suoi scritti precedenti si era sempre proposto di raccontare il vero. Con la novella del giovane garzone di miniera, lo scrittore sicuro ha maturato un linguaggio e determinate conoscenze stilistiche che gli hanno permesso di distaccarsi dai canoni del Romanticismo. In Malpelo si ha l’impersonalità

Verga decide di rappresentare i ceti più bassi per trovare i meccanismi che regolano la società in quanto nelle “basse sfere” essi sono più facilmente individuabili.

Una volta trovato il meccanismo, Verga lo adatterà successivamente anche alle classi più alte.

Nelle opere raccolte in “Vita dei Campi” è ancora presente una contraddittorietà tra verismo e romanticismo: contraddizione poi risolta nei Malavoglia.


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