Giovanni Boccaccio
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- Categoria: Dalle origini al 1700
- Pubblicato Domenica, 24 Aprile 2011 20:54
- Scritto da Cristina
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In questa unità
- 1 La vita di Giovanni Boccaccio
- 2 Decameron di G. Boccaccio
- 3 Opere minori
- 4 Le opere dopo la peste
- 5 Il Decameron
GIOVANNI BOCCACCIO - LA VITA
Giovanni Boccaccio, può ben essere considerato il padre della prosa volgare italiana e, insieme a Petrarca e a Dante, il più importante scrittore del XIV secolo sia in Italia che in Europa. Egli si presenta, infatti, come uno scrittore eclettico ed uno studioso completo.
Nasce nel 1313 probabilmente a Firenze o a Certaldo, una città nelle vicinanze di Firenze. Egli è figlio illegittimo di un mercante cambia-valute, probabilmente socio della banca fiorentina dei Bardi. Nel 1327,dopo aver trascorso infanzia e adolescenza a Firenze, il quattordicenne Boccaccio seguì a Napoli il padre,divenuto il rappresentante della potente compagnia mercantile dei Bardi di Firenze presso la corte di Roberto d’Angiò. Giovanni fece pratica mercantile e bancaria dietro il banco della succursale dei Bardi a Napoli, trattando con i clienti e tenendo i registri degli affari. Venne poi indirizzato dal padre agli studi giuridici e in seguito a quelli canonici ma, avendo mostrato insofferenza per entrambi, poté finalmente assecondare la sua passione letteraria.
Il suo desiderio più profondo è, infatti, quello di diventare un poeta e più tardi grazie alla prestigiosa posizione del padre verrà infatti accolto presso la corte angioina di Napoli dove il poeta si abbandona al divertimento e all'amore e allo stesso tempo si avvia con gioia ed entusiasmo a tutti gli influssi culturali che caratterizzano questo ambiente. Da questo momento in poi si dedicherà inoltre alla lettura di molti romanzi francesi, di opere latine e soprattutto alla lettura della poesia provenzale fiorentina. Fin dalle sue prime opere, Boccaccio decide di scrivere di se e dei suoi amori analizzando i propri sentimenti le proprie passioni e gli stati d'animo. Decise di rispondere alle richieste di un pubblico aristocratico, specialmente femminile e in questo periodo compone molte opere che rappresentano le sue opere minori.
Nel 1340, in seguito al fallimento della compagnia dei Bardi e all'inasprimento dei rapporti tra Napoli e Firenze, Boccaccio e il padre sono costretti ad abbandonare Napoli per ritornare a Firenze dove dovranno però vivere in ristrettezze economiche. Questo fu per il poeta un momento tragico e doloroso dato che dovette abbandonare la vivace e spensierata vita di corte fatta di divertimento. Inizialmente cercò di trovare una stabile e confortante collocazione presso una corte, e provò a Ravenna(1345-46), a Forlì (1347-48) e persino a Napoli ma non fu accolto da nessuna di queste. Nel 1348 egli si trova ancora a Firenze e si ritroverà da solo ad affrontare le 1000 difficoltà quanto dilagherà la peste contratta dal padre che successivamente morirà.
Tra il 1349 – 1353 Boccaccio compone la sua opera più importante, il DECAMERON(E). Si tratta di una raccolta di 100 novelle. É un'opera significativa per quanto riguarda la prosa che è elegante e vivace contemporaneamente e fece riscuotere al poeta un grande successo grazie al quale il comune di Firenze gli affiderà molti incarichi pubblici e ambascerie. Boccaccio dunque andrà in Romagna1352, ad Avignone 1354 e grazie a questi incarichi potrà ritornare nella sua amatissima Napoli.
Nel 1350 incontra Petrarca e pur essendo quasi coetanei, egli vede questo quasi come un maestro. Tra i 2 scrittori nasce una grande amicizia alimentata dalla comune passione per la letteratura per cui Francesco Petrarca eserciterà una grande influenza culturale su Boccaccio e il poeta prenderà dunque da questo la tendenza all'umanesimo e la passione per la lettura e per lo studio delle opere classiche. Successivamente Boccaccio fonderà a Firenze il primo circolo di umanisti i cui membri si dedicavano agli studi filologici ed eruditi e addirittura nel 1359 il poeta promuoverà lo studio del greco facendo istituire presso l'università di Firenze una cattedra di greco. Attraverso gli studi egli riuscirà ad avere una formazione culturale notevole rispetto alla formazione giovanile. Nel 1360 sia per autentici sentimenti religiosi sia per motivazioni economiche egli diventa chierico e negli ultimi anni della sua vita si dedica alla composizione delle ultime opere:
Nel 1373 il comune di Firenze incarica Boccaccio di tenere una lettura e un commento pubblico della commedia di Dante ma dopo qualche mese egli è costretto ad interrompere la lettura dell'opera del sommo poeta per motivi di salute. Successivamente egli si ritirerà a Certaldo per copiare e riorganizzare le proprie opere e nel 1375 muore.
GIOVANNI BOCCACCIO - IL DECAMERON
Per approfondimenti legati al Decameron di Giovanni Boccaccio si rimanda al link: Il Decameron di Giovanni Boccaccio.
GIOVANNI BOCCACCIO - OPERE MINORI
Una delle opere minori di Boccaccio è quella intitolata FILOSTRATO, che in un greco approssimativo significa ''vinto d'amore''. Si tratta di un'opera in versi o meglio, di un poema in ottave che il poeta compone attorno al 1335 ambientato durante la guerra di Troia ma modellato su un romanzo francese del XII secolo. Il poema racconta di Troilo, figlio del re Priamo, che è abbandonato e tradito dalla sua donna Criseide ed è stato poi ucciso da Achille. Le vicende sentimentali sovrastano di gran lunga quelle guerresche.Il linguaggio adottato è semplice, colloquiale, spedito, a differenza di quello presente nel Filocolo, in cui è molto sovrabbondante.
Tra il 1335 – 1337 compone un poemetto mitologico '' LA CACCIA DI DIANA'' dove si verifica la presenza di divinità e ninfe, infatti Diana stessa è la dea della caccia e le ninfe seguaci della casta Diana, si ribellano alla dea ed offrono le loro prede di caccia a Venere, che trasforma gli animali, in bellissimi uomini tra cui anche il giovane Boccaccio. L'obbiettivo che il poeta si prefigge è quello di celebrare la disponibilità erotica delle nobildonne napoletane.
Un'altra opera importante di questo periodo è rappresentata dal FILOCOLO, termine che in un greco approssimativo significa ''fatica d'amore''. Si tratta di un romanzo composto tra il 1336 – 1339 in cui il poeta narra la storia d'amore tra 2 giovani Florio e Blancifiore, una leggenda medievale di origine francese molto diffusa. La storia ha appunto due protagonisti, Florio e Blancifiore, che si amano dopo essere cresciuti insieme e sono costretti ad affrontare molte peripezie che li dividono, ma alla fine si ritrovano e si sposano dunque la vicenda narrata parte dalla loro infanzia fino al contrastato lieto fine. La storia è caratterizzata da digressioni, gran molte descrizioni e Boccaccio fa sfoggio di erudizione e ricchezza di dialoghi. Si tratta di un'opera molto importante dal punto di vista linguistico in quanto presenta una prosa molto elegante sul modello latino.
Tra il 1339-1340 Boccaccio compone un'altra opera intitolata TESEIDA. Si tratta di un poema di 12 libri in ottave ispirato alla Tebaide di Stazio, un antico poeta epico-latino del I sec. d.C. Il tema amoroso prevale su quello che è il conflitto tra Teseo contro Tebe e le Amazzoni. Boccaccio privilegia il duello tra 2 guerrieri tebani (Palemone e Arcita)innamorati della stessa donna(Emilia).
GIOVANNI BOCCACCIO - OPERE DOPO LA PESTE
'AMETO '' o ''commedia delle Ninfe'' – un romanzo pastorale caratterizzato da una mescolanza di prosa e versi che viene realizzato tra il 1341-1342. Si narra la storia di Ameto, un rozzo cacciatore che un giorno incontra delle ninfe devote a Venere e si innamora di una di esse, Lia. Alla fine Ameto si migliora e si ingentilisce attraverso l'amore per Lia che lo ha trasformato da un essere rozzo ed animalesco in un uomo. L'impostazione e lo schema di questo romanzo somiglia molto alla Vita Nuova di Dante.
Un'altra opera è di questo periodo è ''L'AMOROSA VISIONE''. Si tratta di un poema in terzine suddiviso in 50 canti con cui Boccaccio riecheggia Dante e narra di un viaggio allegorico attraverso raffigurazioni e presentazioni simboliche dei comportamenti e dei valori umani. Lo scopo è la ricerca di una donna ''Fiammetta'' pseudonimo dato ad una nobildonna Napoletana che probabilmente aveva colpito il poeta in maniera particolare. Il viaggio però non è alimentato da elementi soprannaturali o religiosi bensì è un viaggio compiuto allo scopo della ricerca di emozioni terrene e reali e quindi non viene seguito il modello proposto da Dante.
''ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA'' opera composta tra il 1343 – 1344. Si tratta di un romanzo in prosa, o meglio, di un romanzo psicologico in quanto vengono analizzati i sentimenti, le emozioni e gli stati d'animo della protagonista. La vicenda è narrata dal punto di vista della donna, un elemento assolutamente innovativo rispetto ad una tradizione letteraria nella quale la donna era stata oggetto e non soggetto amoroso: essa non viene più ad essere ombra e proiezione della passione dell'uomo ma attrice della vicenda amorosa; vi è, quindi, il passaggio della figura femminile da un ruolo passivo ad un ruolo attivo. La prosa è molto elegante e ben studiata, quasi assistiamo ad una vera e propria latinizzazione della prosa volgare utilizzata dall'autore, la sintassi e il periodo infatti seguono il modello latino.
IL NINFALE FIESOLANO è un poema in ottave composto tra il 1344 – 1346. Racconta della storia d'amore tra Africo, un pastore, e la ninfa Mensola e l'amore però è rappresentato in maniera divertita e disinvolta. Il giovane pastore Africo, che vive sulle colline di Fiesole coi genitori, si innamora della ninfa Mensola che è obbligata alla castità. Africo e Mensola, però, con uno stratagemma riescono ad amarsi ma più tardi, la ninfa, resasi conto del suo errore e del rischio in cui stava mettendo se stessa e il suo innamorato, decide di sfuggirgli. Africo, disperato, si uccide e il suo sangue cade nel fiume che poi assumerà il suo nome. La ninfa però è incinta, e nonostante si sia nascosta in una grotta, aiutata dalle ninfe più anziane, viene un giorno scoperta da Diana, che la trasforma nell'acqua del fiume che da quel giorno in poi assumerà il suo nome. Il bambino verrà chiamato Pruneo e sarà il reggitore della città di Fiesole che sarà destinata a mischiarsi con i cittadini di Firenze. Si raccontano dunque le origini di Fiesole e Firenze, fondata dai discendenti di Africo e Mensola.
CORBACCIO, opera della vecchia scritta attorno al 1365, è in prosa ed è in volgare. I toni nei confronti delle donne cambiano, infatti la narrazione è incentrata sull'invettiva contro le donne. Il poeta, illuso e rifiutato da una vedova da lui amata, sogna di giungere in una selva (che richiama il modello dantesco) nella quale gli uomini che sono stati troppo deboli per resistere alle donne vengono trasformati in bestie orribili. Qui incontra il defunto marito della donna che gli ha spezzato il cuore, il quale dopo avergli elencato ogni sorta di difetto femminile, lo spinge ad allontanare ogni suo pensiero dalla donna lasciando più ampio spazio ai suoi studi, che invece innalzano lo spirito.
Nell'ultima fase della sua vita egli si dedica anche ai componimenti in latino:
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BUCOLICUM CARMEN, ovvero delle poesie bucoliche (della campagna) sul modello virgiliano.
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Sulla base dalla tradizione classica in latino egli compone molte catalogazioni
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e scrive e compone inoltre in volgare un trattatello di Dante cui esalta Dante come poeta e letterato studioso mentre lo critica invece per il suo impegno politico.



