Storia dell'arte - Giotto


LA BIOGRAFIA DI GIOTTO

Coetaneo e concittadino di Dante, Giotto nasce a Colle di Vespignano presso Firenze verso il 1266. Lavora a Roma, ad Assisi, a Verona, a Napoli, a Milano, ma il centro del suo impegno rimane Firenze dove gestisce una grande bottega. Allievo di Cimabue, Giotto rivoluziona l’arte del suo tempo, liberandola dalla rigidità espressiva dell’arte bizantina. Alla fissità formale e simbolica delle icone orientali, preferisce una pittura i cui contenuti essenziali sono la natura e la storia. La pittura che fino ad allora era assorta nella contemplazione del divino, con Giotto entra finalmente in contatto con la sostanza viva dell’umano. All’icona come oggetto di venerazione Giotto sostituisce la narrazione dei fatti. Il mondo frontale e bidimensionale tipico dello stile bizantino si fa reale. La linea diventa forma. Il colore piatto si fa volume. Lo spazio acquista la profondità grazie alla prospettiva. Le figure esprimono i loro sentimenti. Il nuovo linguaggio espressivo non è più solo un mezzo per tradurre le parole in immagini, ma ha valenza in sé. La luce, la superficie, il colore, lo spazio costituiscono ormai un linguaggio autonomo, indipendentemente da ciò che rappresentano. Il valore dell’arte, non è per lui nella perfezione tecnica dell’esecuzione, ma nella forza e nella novità dell’ideazione. Questa novità consiste nella verità di rappresentazione, cioè nella conquista del mondo visibile fatto di natura e sentimenti; nella ricerca di semplicità e chiarezza tramite un linguaggio conciso capace di fissare gli aspetti essenziali; nel recupero del valore plastico; nella figura che sostituisce l’icona. Giotto, nelle parole di Cennino Cennini, “rimutò l’arte di greco in latino e ridusse al moderno”.



L'ANALISI DELLE PRINCIPALI OPERE DI GIOTTO


Crocefisso di Santa Maria NovellaNel Crocefisso di Santa Maria Novella a Firenze (1290/95) [Figura a fianco], Giotto riduce a zero l’iconicità bizantina. Il corpo pesante del Cristo che si abbassa sotto il proprio peso non è simbolico, ma reale. Non si tratta più, infatti, di un’immagine canonizzata, isolata dalla storia e resa teatrale dall’eccesso di drammaticità a uso e consumo dei fedeli, bensì della rappresentazione tragica di un fatto realmente accaduto. Questa interpretazione restituisce al Cristo la sua dimensione umana.

Il ciclo decorativo, nella fascia inferiore della navata della Basilica di Assisi (1295/99), rappresenta ventotto episodi tratti dalla vita di san Francesco. Il santo raffigurato da Giotto non è un asceta sofferente, un poverello, ma un uomo ricco in dignità e autorità morale. Le azioni della sua vita si svolgono in luoghi concreti e reali. Gli spazi non fungono più da quinte simboliche, ma sono costruiti da una prospettiva ai suoi albori, ma già chiara e razionale, determinata dall’esigenza della storia, cioè della narrazione. I volti e i gesti rispecchiano un nuovo linguaggio “volgare”, più realistico. Una parte della critica ha messo in dubbio l’attribuzione della serie, identificando nel secondo capobottega, Pietro Cavallini, il vero artefice.

Giudizio Universale GiottoNella Cappella che Enrico Scrovegni (1303/1304), un banchiere di Padova, gli commissionò, Giotto narra tre storie: quella di Gioacchino e Anna, quella di Maria e quella di Gesù. Le scene si trovano ai lati e nell’arco trionfale e sono suddivise in tre registri decorativi, mentre nella controfacciata è dipinto il Giudizio Universale [Figura a fianco]. Si tratta di una narrazione essenziale, non condizionata da elementi architettonici come ad Assisi, lo spazio è affidato solo alla pittura. Le storie sono incorniciate da un fregio piatto, monocromo, come se la parete fosse una semplice pagina miniata e si legano fra loro tramite l’armonia dei colori. Dalla consuetudine bizantina di usare per il fondo l’oro, Giotto spalanca nuove strade alla pittura con il suo blu compatto, profondo e luminoso. Blu è la volta della cappella e blu sono i cieli di tutte le scene dove si modulano le gamme degli altri colori. Lo spazio è semplificato, le figure sono solide, vestite alla moda del tempo. I loro volti sono fortemente espressivi. Proprio questa attenzione all’umanità dei personaggi e alla vita di ogni giorno che fa di Giotto un rivoluzionario della pittura.

Nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze (1318/1322), il pittore,  con la sua organizzata bottega, affresca le Storie di san Giovanni Battista e di san Giovanni Evangelista. Lo stile si fa più maturo. I panneggi sono più ampi ed esaltano i volumi delle figure. Lo spazio ristretto della cappella viene illusoriamente dilatato dall’uso più sapiente della prospettiva. L’architettura è dominante e la composizione si fa più ariosa. Le figure sono raccolte in ampi vani in cui luce e penombra si diffondono con uniformità.



L’altra Cappella Bardi di Santa Croce [Figura a fianco] che narra episodi della vita di san Francesco.  I vecchi temi vengono riproposti dando una maggiore importanza alla figura. Se fino ad allora la pittura era assorta nella contemplazione del divino in questo ciclo entra in contatto con la sostanza viva dell’umano. L’architettura diventa fondo, cornice di uno spazio dove la realtà dei sentimenti è predominante. Lo stato di conservazione dei dipinti di entrambe le cappelle è oggi molto compromesso in quanto il maestro faceva uso della pittura a secco invece che ad affresco.

Giotto non fu soltanto un grande pittore e imprenditore di se stesso, ma anche un rinomato architetto. Capomastro dell’Opera di Santa Reparata realizzò la parte inferiore del campanile del Duomo di Firenze che da lui prende il nome. Non riuscì a completare l’opera perché morì l’otto gennaio del 1337. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa di Santa Croce a Firenze.


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