STORIA CONTEMPORANEA - 1848 E IL SOCIALISMO
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Per capire a fondo il contenuto della vera rivoluzione borghese (non si tratta esclusivamente di un’opposizione alla restaurazione, ma comprende un forte conflitto tra i salariati ed il capitale) prima è necessario soffermarsi sul pensiero dominante presso le classi operaie europee: il socialismo.
IL SOCIALISMO:
Quando si parla di socialismo, non si parla di un movimento utopico, come quelli del ‘500 e del ‘600 di T. More e T. Campanella, ma di una vera e propria corrente politica organizzata e che coinvolge le masse ed è quindi dotata di un’incredibile forza d’urto. Quest’ultimo è alla base della storia ottocentesca e novecentesca. In realtà esistono diversi socialismi, anche se, prima del 1917, erano tutti compresi sotto lo stesso nominativo (SPD ?1875; PSI ? 1892). Il Comunismo, infatti, viene introdotto nel 1917 con la rivoluzione sovietica, provocando una fortissima spaccatura nel pensiero socialista internazionale. Marx nel 1848 pubblica il “Manifesto del Partito Comunista” nel quale ribadisce le sue differenze con i socialisti filantropici.
Il socialismo si basa su due pilastri fondamentali:
(1) Gli individui sono liberi e si auto-governano: si tratta di un’ipertrofia dell’idea democratica, con la quale, comunque, ha forti legami.
(2) Non può esserci società libera se non ci sono condizioni materiali per la fruizione della libertà (teoria della democrazia economica). Si contesta il dogma della proprietà privata come diritto naturale. Se la democrazia roussiana vede necessario l’aiuto sociale, allora il valore dell’eguaglianza prende sopravvento sulla libertà.
Il socialismo, pur essendo un movimento antagonista alla borghesia, ne rappresenta anche una continuità, tanto da essere chiamato “figlio ribelle”. Quest’ultima la si vede nella fiducia nel progresso, nella ricerca comune della felicità, nella fiducia del lavoro come espressione fondamentale dell’uomo, ma sono profondamente diverse perché i socialisti sono convinti che i borghesi (=capitalisti) esproprino valore ai lavoratori (teoria plusvalore). Tutti questi elementi sono più intensi che quelli presenti con il Fascismo: non a caso fu il socialismo, con la battaglia di Stalingrado e il raggiungimento del culmine della forza di Hitler, a liberare l’Europa.
I socialismi:
Socialismo “utopistico”: Marx chiama in questo modo i socialisti che pretendono di costruire una società senza analizzare i meccanismi presenti in essa. Tra gli intellettuali che fanno parte di questa categoria troviamo:
a) Owen che teorizza il movimento cooperativo in cui gli operai sono soci dell’impresa e gli utili sono reinvestiti per migliorare la produzione.
b) Fourier che teorizza l’organizzazione della società in falansteri di 1620 persone che si occupavano del lavoro più adatto a loro e quindi non erano vincolati.
c) Blanc, membro della Seconda Repubblica in Francia, che teorizzò la costituzione degli ateliers sociaux, dove chi ci lavora è anche proprietario, e su cui era certo della loro vittoria nei confronti delle aziende capitalistiche. Il compito dello Stato era quello di finanziarli.
d) Blanqui dai caratteri estremamente rivoluzionari.
e) Saint-Simon
Socialismo “scientifico”
Questa forma di socialismo, nella quale lo stesso Marx si poneva, si basa su un esame storico ed oggettivo del capitalismo per individuarne le contraddizioni. Inoltre esso pone al centro del ragionamento il proletariato. Il metodo che egli utilizza viene chiamato dagli studiosi materialismo storico e dialettico, che avrà risvolti importanti anche sulla storiografia moderna.
Secondo Marx la società è come un edificio in cui tutto è importante, anche se ci sono alcune strutture che svolgono un ruolo più significativo. La parte più rilevante corrisponde alle fondamenta che comprendono il modo di produzione di una società. A sua volta quest’ultimo si distingue in forze produttive e rapporto di produzione che introduce, giustamente, il conflitto di classe tra quelle dominanti e quelle subordinate. Quindi per Marx la società cambia quando cambiano le classi dominanti e con essa il rapporto ed il modo di produzione. Sopra le fondamenta esiste una sovrastruttura, costituita dalla filosofia, all’arte, dalle forme giuridiche e politiche, che determina i valori di una società. Ecco quindi che per il filosofo tedesche le idee non si modificano da sole, ma necessitano un cambiamento delle fondamenta. Inoltre, sempre per questo pensatore, lo Stato, che fa parte della sovrastruttura, è espressione della classe dominante alla base delle fondamenta.
Anche la democrazia viene fortemente criticata perché ti vincola alle tue condizioni economiche che sono estremamente eterogenee; infatti l’unica forma democratica ben vista è quella economica, l’unica in grado di eliminare il conflitto di classe e quindi lo Stato. E’ evidente come in Marx ci sia una forte componente giacobina e blanquista.
Infine ogni modo di produzione da origine a delle contraddizioni che possono essere sconfitte da un protagonista sociale cosciente di questo suo ruolo, come fece prima la borghesia contro l’aristocrazia. Si ha una fertile dialettica per un generale progresso.
Le contraddizioni nel sistema capitalistico per Marx: Per Marx l’accumulazione è un rapporto sociale perché è possibile solo in presenza di particolari rapporti di produzione (M-D-M’). A Questo punto il filosofo elabora la sua teoria del plus-valore secondo cui il valore in eccedenza può essere incrementando o aumentando le ore lavorative dei salariati o investendo nel capitale fisso per aumentare produttività dei lavoratori. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta di una sottrazione da parte del capitalista di valore prodotto dalla classe operaia.
Marx afferma che il modo di produzione capitalistico necessita la massima divisione del lavoro e cooperazione. Però, sempre per il suddetto pensatore, più il lavoro è specializzato più si assiste ad una polarizzazione della società, dal momento che il capitale cresce sempre di più ed è accessibile solo a pochi (monopolio/oligopolio). Ecco quindi che gli operai devono prendere coscienza della propria forza e finalmente si organizzino al fine di dare origine ad una vera e propria strategia politica. Ed è questo ciò che renderà vincete le idee di Marx.
Organizzazione del proletariato: Nel 1864 viene inaugurata la prima Internazionale (Associazione Internazionale Lavoratori) a Londra, anche se si chiuderà nel 1876, dopo un periodo di crisi che si prolungava dal 1872 in seguito al fallimento della Comune parigina. Si è deciso di dare un carattere sopranazionale a questa organizzazione perché il problema del proletariato non è legato ad una singola nazione visto la natura globale del sistema capitalista. Inoltre, anche in Marx, si nota una profonda diffidenza nei confronti del concetto di patria e di nazione. Quest’ultimi infatti sono aspetti sovra-strutturali e sono impiegati per contenere il conflitto di classe e potenziare la classe dominante, anche se lo stesso pensatore tedesco dovrà riconoscerne la forza. Tuttavia dal 1870 si dovrà ammettere la necessità di partiti socialisti nei singoli Stati.
La prima Internazionale non fu facile perché convergono idee socialiste estremamente diverse:
(1) Marxisti
(2) Mazziniani: vedono in Marx un elemento disgregatore della società (vs risorgimento italiano) e quindi abbandonano il raduno.
(3) Sindacati Inglesi (trade unions): vogliono si migliorare le condizioni dei lavoratori, ma non attraverso la rinuncia della politica sindacale: Marx, infatti, ha in mente una classe generale per cambiare la società e una dittatura del proletariato per cambiare lo Stato.
(4) Anarchici: hanno gli stessi obiettivi di Marx, ma non accettano la teoria della classe generale.
Alla fine Marx riesce ad imporre le proprie idee.
I MOTI DEL ’48:
Condizioni:
Alla base dei moti del ’48 troviamo una profonda crisi economica che scosse prima il settore primario e che in seguito coinvolge anche quello secondario e terziario, provocando un rapido aumento del tasso di disoccupazione. Le classi sociali maggiormente coinvolte sono le masse popolari, in seguito alla disoccupazione e all’aumento dei prezzi dei beni agricoli, e la borghesia, che vede drasticamente ridotti i propri introiti e nota anche una scarsa tutela. Da ciò si origina una grave crisi politica.
Tra le altre cause troviamo anche un nuovo fermento culturale, come dimostra, per esempio, Alphonse de Lamartine.
Eventi:
I moti del ’48 partono da Palermo, anche se il cuore della rivolta sarà Parigi. In seguito si diffonderà anche nell’area tedesca (Confederazione Germanica) e nell’Impero Asburgico (Lombardo-Veneto, Vienna, Ungheria e Boemia). Gli obiettivi di questi moti sono estremamente diversi: per esempio in Francia non si contrasta la restaurazione, ma viene introdotta una questione sociale di fondamentale rilevanza, cioè il conflitto tra il capitale ed il salario; nell’area tedesca (Prussia ed altri Stati) prevale l’obiettivo costituzionale; nell’Impero Asburgico quello nazionalistico (Lombardo-Veneto e Ungheria). Tuttavia, negli ultimi due casi, comunque si assiste ad una tipologia di scontro già vista in Europa; la grande novità, che spaventa l’Europa, infatti, si è avuta in Francia.
Germania:
In Germania i moti del ’48 mirano soprattutto ad una riforma liberale delle istituzioni politiche (Prussia), anche se c’è una componente nazionalistica. Entrambi gli obiettivi falliranno. Gli Stati tedeschi, inoltre, in questo periodo eleggono i membri per la Dieta di Francoforte dove i rappresentanti sono tenuti a pensare relativamente ad un’eventuale unione degli Stati tedeschi. Pur non riuscendoci è interessante andare ad analizzare il dibattito tra due modelli tedeschi:
• Grande Germania: si propone di creare uno Stato tedesco che comprenda tutte le aree popolate dagli abitanti in lingua tedesca. Quest’idea non è condivisa dal momento che il potere sarebbe Stato ceduto all’Impero Austriaco, al tempo il più potente tra le nazioni tedesche.
• Piccola Germania: si propone di riunificate tutti gli Stati tedeschi, senza l’Austria, sotto il controllo della Prussia. Temendo un eccessivo potere delle masse, la Dieta decise di conferire il potere a Guglielmo IV di Prussia, ma costui rifiutò perché convinto che il potere non dovesse provenire dal basso.
Falliti tutti gli obiettivi del ’48 si vedrà comunque una modernizzazione e riunificazione degli Stati tedeschi, anche se questo processo incomincerà nel 1860.
Francia:
Il ’48 in Francia fu estremamente complesso ed è quindi più facile analizzarlo dividendolo in parti corrispondenti ai mesi del suddetto anno.
Febbraio: Nel febbraio 1848 vediamo una fortissima opposizione alla monarchia orleanista che ha assunto posizioni fortemente liberali. In caralluma fimbriata aerial parts extract
particolar modo gli oppositori appartenevano alla classe operaia e alla piccola borghesia. Dal punto di vista politico gli oppositori erano maggiormente concentrati nelle forze socialiste, ma anche nell’estrema destra, che volevano nuovamente i Borboni al potere. La ribellione del popolo portò alla fondazione di un’istituzione repubblicana, guidata da socialisti e democratici. Quest’ultimi presero importanti provvedimenti in vantaggio alle masse popolari, come l’abolizione della schiavitù nelle colonie, l’abolizione della pena di morte, la riduzione della giornata lavorativa a 10 ore (nelle province 11 ore), l’eliminazione del cottimo e l’introduzione del suffragio universale. Importante è sottolineare, anche, la costituzione degli ateliers nationaux (Blanc), attraverso il finanziamento dello Stato. Queste strutture però, che erano delle forme in teoria cooperative ma di fatto burocratiche, sono troppo costose e, per evitare una crescita eccessiva del deficit, verranno abolite.
Aprile: In questo mese avvengono le elezione per costituire l’Assemblea Costituente, incaricata della revisione costituzionale cioè la legge fondamentale dello stato. Quest’ultime videro una pesantissima sconfitta per le forze socialiste e democratiche. Tutto ciò inseguito al terrore che i piccoli proprietari terrieri provavano nei confronti delle forze sopraddette.
Giugno: Assemblea costituente in remeron tinnitus
questo mese approva anche atti conservatori e opposti alla prima fase: per esempio abolisce le conquiste dei lavoratori e quindi i nuovi diritti economico-sociali. A Giugno quindi vediamo una nuova insurrezione popolare, molto più cruenta rispetto a quella di Febbraio. Per Marx proprio in questa rivolta si ritrovano le vere basi del socialismo che dalla retorica (collaborazione con i borghesi per rinnovare la Francia, anche se non si ottengono gli interessi del proletariato), subentra la “cosa”, cioè il vero scontro tra il salario ed il capitale. Tocqueville, aristocratico, sottolinea da subito il fortissimo carattere violento di questa ribellione e ciò che più lo aveva stupito era il fatto che realmente il potere era in mano agli operai. Inoltre, ciò che lo terrorizzava di più era l’organizzazione del movimento operaio secondo, non a caso, la teoria marxista. Tuttavia, per entrambe i critici, la conclusione è la stessa: Infatti tutti e due gli intellettuali esprimono il loro timore nei confronti di un nuovo assolutismo + autoritario che avverrà con la presa del potere di Napoleone III.
Dicembre: Napoleone III viene eletto Presidente della Repubblica da milioni di persone, proponendo una politica estera aggressiva ed una politica interna volta alla stabilità. Una volta preso il potere fece delle modifiche costituzionali per modificare gli organi dello Stato, fino a quando, per i continui contrasti con il parlamento, che voleva abolire il suffragio universale, nel ’51 fece un colpo di Stato confermato anche da un Plebiscito, dando inizio al Secondo Impero.
Appunto inviato da omnoo2001